Il sabato del villaggio
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Ott 30

 

 

 

La donzelletta vien dalla campagna,

in sul calar del sole,

col suo fascio dell’ erba; e reca in mano

un mazzolin di rose e di viole,

onde, siccome suole,

ornare ella si appresta

dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

Siede con le vicine

sulla scala a filar la vecchierellla,

incontro là dove si perde il giorno;

e novellando vien del suo buon tempo,

quando ai dì della festa ella si ornava,

ed ancor sana e snella

solea danzar la sera intra di quei

ch’ ebbe compagni dell’ età più bella.

Già tutta l’ aria imbruna,

torna azzurro il sereno, e tornan l’ ombre

 giù da colli e da’ tetti,

al biancheggiar della recente luna.

Or la squilla dà segno

della festa che viene;

ed a quel suon diresti

che il cor si riconforta.

I fanciulli gridano su la piazzuola in frotta,

 e qua e là saltando,

fanno un lieto rumore:

e intanto riede alla sua parca mensa,

fischiando, il zappatore,

e seco pensa al dì del suo riposo.

 

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,

e tutto l’alto tace,

 odi il martel picchiare, odi la sega

del legnaiuol, che veglia

nella chiusa bottega della lucerna,

 e s’ affretta, e s’adopra

di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.

 

Questo di sette è il più gradito giorno,

pien di speme e di gioia:

diman tristezza e noia

recheran l’ore, ed al travaglio usato

ciascuno in suo pensier farà ritorno.

 

Garzoncello scherzoso,

cotesta età fiorita

è come un giorno d’ allegrezza pieno,

giorno chiaro, sereno,

che percorre alla festa di tua vita.

Godi, fanciullo mio; stato soave,

stagion lieta è cotesta.

Altro dirti non vo’; ma la tua festa

ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

Mi emoziono nel rileggere questa lirica del Leopardi che mi ricorda il mio maestro delle elementari, quasi quaranta anni fa..

Mio figlio Andrea si è ricordato che gli parlai, qualche mese fa, del concetto leopardiano del sabato della vita, la fanciullezza, paragonata alla domenica quando già si presagisce il giorno seguente, il ritorno al “travaglio usato” , metafora della vita adulta e già men felice e spensierata.

Si è ricordato e con mio grande piacere mi mostra il suo libro pieno di appunti di questo componimento.

Io lo recito meglio che posso, mi commuovo per la forza di quelle parole, e Gianluca, il più piccolo mi dice.” leggila ancora”

Avere figli normalmente inseriti in questa società ed in questi tempi difficili per noi, ma soprattutto per loro, che, anche solo per un attimo si interessano alla letteratura per il piacere di farlo e non per obbligo, mi rende felice e fiero di noi genitori.

Lo so, la tv ha ancora una parte prepotente, non parliamo del computer, ma uno spiraglio di speranza esiste ancora..

Ho deciso di pubblicare la lirica IL SABATO DEL VILLAGGIO e il più piccolo, Gianluca si è offerto di dettare le parole della poesia..apparecchio dei denti permettendo!

Daniele

 

2 Responses to “Il sabato del villaggio”

  1. xeena Says:

    Ah che belli, devo provarci pure io…

  2. luciano Says:

    Spegni La televisione e accendi la VITA !!!

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