2008 Febbraio 23
Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
Feb 23

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RIABILITAZIONE PROTESICA DI UN CASO DI EDENTULIA PARZIALE RISOLTO CON METODOLOGIE E MATERIALI  “METAL- FREE”

 

Odontioatra:

Turina Patrizio

Roverbella (Mn)

Odontotecnico:

Daniele Di Nenno

Laboratorio :

Bio Lab

Villafranca di Verona (Vr)

  Il caso si presentava (vedi modelli) in edentulia parziale di terza classe di Kennedy superiormente (prima sottoclasse), e in prima classe (accorciata) inferiormente, con corone oro-resina su 13 e 12 (elemento cantilever) e 15; corone fuse in oro su 17 e 27 e corone a giacca in composito da 35 a 44 sulla arcata inferiore.

All’ esame obiettivo era certamente riscontrabile una grave riduzione della dimensione verticale, una retrusione importante della mandibola, un movimento complesso del  13 ( torque, rotazione con intrusione ed inclinazione mesio distale scorretti) dovuti ad una riabilitazione protesica precedente, che comprendeva: scheletrato in cromo-cobalto con barra ed attacco mesocoronale  in zona 14 , ganci di tipo doppio n° 1 di Ney su 15 e 17 e di tipo semplice su 27.Gancio a filo semplice su 22.

Scheletrato in cromo-cobalto inferiore con barra linguale e ganci su 35 e 44.

Sintomatologia

La paziente lamentava:


-funzione estetica non soddisfatta,
 

-dolori articolari profondi nella regione auricolare,

-scrocchio articolare che indica una sublussazione condilo –meniscale,

-ricerca continua e spasmodica di contatti occlusali, divenuti eccentrici,

-stress neuromuscolare al mattino causati da bruxismo notturno (vedasi abrasioni

  caratteristiche sugli elementi anteriori)

-sgradevoli sensazioni di sapore metallico continue.

Diagnosi.

Sindrome algico-disfunzionale dell ATM

Eziologia

Le cause furono ricercate, e trovate, nella malocclusione  causate da una protesi inadeguata e non correttamente progettata.

I continui microtraumi, causati da contatti eccentrici patologici, portarono a riflessi involontari della delicata muscolatura mandibolare, che ,collegata all’ apparato dento parodontale tramite le sue terminazioni nervose propriocettive, diedero luogo persino a turbe psichiche.(stress mentale)

Il tutto aggravato da fenomeni di bimetallismo, causati dall uso di metalli di diversa natura elettrochimica.

L’ ambiente orale favorisce,  per la sua particolare struttura,  reazioni di ossido-riduzione a secco

(corrosione chimica dovuta ai gas di respirazione come ossigeno, anidride carbonica ecc) e  corrosione elettrochimica (eterogeneità della fase solida e della fase liquida) e corrosione causata dalla flora batterica; la presenza in sito delle più svariate sostanze chimiche come cibi e medicinali accentua questo processo.

Supposto che il metallo vile di cui erano formati gli scheletrati avesse subito il fenomeno “protettivo” della passivazione (condizione non sempre rispettata per porosità, segregazione e zonatura di impurità in fusione; scarsa lucidatura con rugosità superficiali nella rifinitura), rimaneva da analizzare la zona di giunzione (saldatura) tra barra e corona su 13, dove il clinico riscontrava una colorazione nero-bluastra del metallo.

Probabilmente il saldame utilizzato non era compatibile con i metalli da brasare: in particolare la natura di tale lega era di tipo “non-nobile”

Si instaurò in sito una  corrosione galvanica(pila in corto circuito)

 Terapia

Il trattamento terapeutico, dopo l’ applicazione di una placca di svincolo a rialzo progressivo per ristabilire quanto possibile la posizione fisiologica della mandibola e atta alla dissoluzione dei dolori articolari, fu :

-la rimozione dal cavo orale di tutti metalli non nobili (compresa la barra aurea mesocoronale)

-la realizzazione di due scheletrati  con ganci in resina ACETALICA “dental D”

Questa resina, tecnopolimero a base di POLIOSSIMETILENE,  presenta proprietà meccaniche  e tecnologiche eccellenti,  specifiche per la risoluzione del caso in questione: resistenza a fatica, resistenza al carico statico e dinamico molto alti; peso specifico e conducibilità termica molto bassi oltre ad una compatibilità con i tessuti ed i liquidi biologici.

Dopo la rilevazione di impronte da parte del clinico, utilizzando portaimpronte individuali in resina e idrocolloide irreversibile (alginato, mucostatico), furono creati i modelli master con gesso di IVclasse, i quali, dopo il montaggio in articolatore, vennero posti sul parallelometro per la determinazione del piano di inserzione e per la definizione delle linee di massima circonferenza (equatori) e relativi sottosquadri ritentivi.

I modelli furono duplicati con silicone irreversibile (costoso ma di precisione assoluta) e, a indurimento ed essiccazione avvenute le forme furono riempite per la realizzazione dei modelli di lavoro in rivestimento a legante fosfatico, particolarmente adatto per la compensazione della elevata retrazione volumetrica, dopo l’ iniezione, del polimero utilizzato.

Dopo questi passaggi gli scheletrati furono modellati nel modo tradizionale con l’ unica accortezza di aumentare, proporzionalmente a tutte le differenti parti protesiche, gli spessori in cera per compensare la minor rigidità e la maggior elasticità del materiale utilizzato.

L’ inferiore con una barra linguale , il superiore con una doppia barra palatina, per conferire maggior stabilità.

I modelli di lavoro furono inclusi in muffole di materiale refrattario e ,dopo l ‘eliminazione della cera ,  si procedette all’ iniezione  del polimero ,  a temperatura di 220°C e ad una pressione di 6 bar.

Dopo il raffreddamento delle forme gli scheletrati furono completati dei denti mancanti con elementi artificiali IVOCLAR , montati e rifiniti con tecniche e materiali tradizionali.

I ganci e le parti visibili furono rese esteticamente accettabili  con colori a base di miele, ricoperti con lacche trasparenti fotopolimerizzabili.

Conclusioni

La paziente vide risolto il suo difficile caso con benefici fisici  e psichici notevoli, e con un disagio limitato e circoscritto a poche sedute terapeutiche.

Di Nenno Daniele

Titolare del laboratorio odontotecnico

BIO LAB

Piazza IV Novembre 3

Villafranca di Verona

Tel 0456305580

Bio.lab@libero.it

 

 

 

 

 

 

 

Feb 23

Interpretare la fine del modo come estinzione della razza umana significa manipolare le genti con l’ arma più potente e terribile che possa esistere: la paura.
Le generazioni che vivono nella paura, in qualche modo, non danno fastidio ai potenti, non combattono contro autorità oppressive e vessatorie, si limitano a condurre la propria vita con la testa bassa, per istinto di conservazione.
Io credo piuttosto che sarà la fine di un”certo mondo”.
Cosa dire di persone che sacrificano la vita, in silenzio senza clamori, disinteressatamente, per la cura ed assistenza ai malati, degli infermi, delle creature sfortunate, spesso volontariamente e senza contropartita se non un sorriso?
L’ esempio di queste persone dovrà prevalere su azioni bestiali e disumane!
Senza andare a scomodare S. Teresa di Calcutta- caso emblematico ma non unico- chissà quanti come lei danno la loro vita per la continuazione di un sogno:
Alzare, una notte, gli occhi al cielo e vedere le stelle che ci sorridono con amore.

Daniele

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