Tracciabilità delle protesi dentarie
Pubblico, perchè approvo in pieno, questa nota del CNCU riguardo la provenienza e la tutela del consumatore (per inciso, il paziente odontoiatrico) nell’applicazione di protesi dentarie.
Non voglio peccare di ingenuità, siamo (e lo saremo sempre più) nel mondo globalizzato ed isterico, dove una melanzana viene coltivata a Siracusa, lavata a Dusseldorf, confezionata a Belgrado e consumata a Gela (pochi km da Siracusa….)
Non scandalizziamoci di tutto ciò, pur rilevandone l’ assurdità, ma cerchiamo di capire che abbiamo diritto a sapere chi ha coltivato quella melanzana, chi, quando e con cosa l’ ha preparata per le nostre tavole ecc.
Protesi commissionate all’estero, senza dovere alcuno da parte dei dentisti (obbligo disatteso solo per quanto riguarda gli odontoiatri, non certo per le imprese odontotecniche, che si sobbarcano oramai da tredici anni quintali di burocrazia da consegnare al dentista per ogni protesi prodotta) di tracciare la protesi che il paziente andrà a portere nel suo cavo orale..
La normativa comunitaria 93/42 prevede la totale tracciabilità dei dispositivi su misura, per la intera filiera produttiva, dai materiali impiegati ai produttori.
Questa accurata certificazione arriva al paziente in tutti i paesi comunitari, tranne che in Italia, insieme alla doppia fatturazione!!
Non ne conosco i motivi, anche se si intuiscono, ma in Italia la direttiva comunitaria è stata “accomodata”..
Per non cadere nella demagogia vorrei chiudere così questo sfogo:
“..siamo liberi di portare protesi turche, jeans cinesi, diamanti sudafricani, auto indiane, venire curati da dentisti croati…ma lo voglio sapere e pagare di conseguenza!!
Tutto ciò che viene dopo la conoscenza è una mia scelta… invece
- indossiamo vestiti firmati ,prodotti (non taroccati) da laboratori illegali cinesi in Italia;
- compriamo la panda e non ci dicono che è stata prodotta in polonia (forse che il prezzo sarebbe diverso?);
- mangiamo una pesca, pensiamo che venga dalla campagna sotto casa ed invece viene dalla Spagna;
- ci facciamo applicare protesi dentarie fabbricate in Cina, non dichiarate, non tracciate e pagate a prezzi astronomici.
Daniele
“Nel 2007 le dentiere dall’India, nel 2008 le protesi al piombo dalla Cina. E nel 2009?”. Secondo il Centro consumatori e utenti non accenna a placarsi la corsa verso il basso dei prezzi al produttore, che vede gli odontoiatri italiani ed europei rivolgersi all’estero per acquistare protesi dentarie a basso prezzo. E se all’inizio il fenomeno riguardava grosse societa’, soprattutto francesi, che subappaltavano i lavori direttamente all’estero, oggi sono addirittura alcuni laboratori odontotecnici che tentano la via low cost dei paesi extra UE.
Nel caso dell’India, con risparmi fino al 50%; e con la certezza quasi assoluta che il cliente finale (ovvero il paziente a cui l’odontoiatra installa il prodotto “incriminato”) non sapra’ nulla della sua provenienza.
Nelle “protesi al piombo” della Cina, caso che nel 2008 scosse il settore dentale francese, vennero rilevati tassi di piombo fino a undici volte superiori al limite stabilito dalla UE per i giocattoli. E in Italia? Se fino ad oggi non sono uscite notizie in merito, ciò non vuol dire che il rischio sia basso o addirittura assente.
“Eppure questo rischio potrebbe essere escluso del tutto”, afferma il direttore del Ctcu Walther Andreaus, “basterebbe introdurre la cosiddetta tracciabilita’ delle protesi dentarie attraverso la redazione di una dichiarazione ad hoc, e l’obbligo di consegna della stessa al paziente”.
Ma cosa dice la legge in proposito? La materia e’ regolata dal d.lgs. 46 del 1997 (che ha recepito la direttiva comunitaria 93/42/CEE concernente i dispositivi medici) che stabilisce l’obbligo, da parte dell’odontotecnico e nella sua qualita’ di fabbricante di dispositivi medici su misura, di consegnare all’odontoiatra la dichiarazione di conformita’ del prodotto: nel caso in esame, della protesi dentaria.
Purtroppo il decreto del 1997 non prevede l’obbligo, in capo all’odontoiatra, di consegnare la dichiarazione di conformita’ rilasciata dall’odontotecnico al proprio paziente; con il risultato che quest’ultimo esce dallo studio del dentista privo di alcuni suoi diritti.
“Una lacuna a nostro avviso gravissima”, continua il direttore del Ctcu, “che potrebbe pero’ essere sanata con il recepimento di un’altra direttiva europea (47/2007/CE) che modifica quella originaria del 1993″.
Di fatto, un’occasione quasi imperdibile per l’associazione, che introdurrebbe anche nel nostro ordinamento una disposizione normativa a tutela del paziente che gli dia il diritto di ricevere sempre la documentazione a garanzia della qualita’ e sicurezza del prodotto, con le informazioni sulle sue caratteristiche e corredata di tutti i dati del fabbricante che lo ha realizzato. E, naturalmente, comprensiva del prezzo.
Fonte: Centro tutela consumatori utenti


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