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Relazioni di alternanza scuola-lavoro in laboratorio odontotecnico:fusione e saldatura (2 parte)

Postato da daniele on ago 03, 2009

Per vedere altre relazioni su questo tema, visita il sito:www.odontoblog.net

Ecco un’ altra relazione dei ragazzi della 3 a odontotecnica dell’ istituto Enrico Fermi di Verona

Daniele

Ambra Zago   Istituto Prof. “Enrico Fermi”  09/03/09

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA

1) Esperienza teorica a scuola
2) Esperienza pratica in alternanza scuola e lavoro (ASL(

Esperienza teorica a scuola:
Introduzione:

Il lavoro da svolgere a scuola era una tipologia di protesi odontotecnica.
Abbiamo iniziato prendendo un impronta in silicone,nonché la rilevazione in negativo della conformazione dei tessuti molli e dei denti. Esistono vari tipi di impronte:
Impronte in arginato,impronte in idrocolloidi reversibili e in silicone (elastomeri).
Nella quotidiana routine do ogni laboratorio,lo sviluppo di un modello tratto da un impronta in arginato è molto frequente,poiché attraverso questa operazione è possibile ottenere la riproduzione della bocca del paziente che serve per una riabilitazione protesica o per la realizzazione di portaimpronte individuali.
Le impronte in idrocolloidi reversibili,hanno una composizioni chimica analoga a quella degli alginati,il materiale maggiormente utilizzato è il gesso,di tipo e durezza adeguati alle necessità di lavorazione.
Gli idrocolloidi reversibili sono molto delicati e vanno trattati con attenzione particolari. Con questo tipo di materiale è meglio utilizzare gessi con tempo di presa molto breve,ed eventualmente porre tutto in un umidificatore mentre avviene l’indurimento. La colatura con sistemi di scomposizione del modello,che comporti successive lavorazioni meccaniche nell’impronta (perni a spillo) è sconsigliata,data la fragilità del materiale. E’ preferibile  utilizzare le basi preformate ( Accutrak,Tricodent..),oppure il sistema Pindex (Zeiser,Samadent..)
Le impronte in silicone hanno una buona stabilità dimensionale,una discreta elasticità e resistenza alle sollecitazioni meccaniche,che facilitano la colatura delle impronte realizzate in silicone,sostanza compatibile con quasi tutti i materiali di sviluppo. L’elevata tensione superficiale  del silicone,frenando lo scorrimento e la fluidità del gesso o di altri materiali utilizzati,rende consigliabile,prima della colatura,la nebulizzazione sull’impronta,di uno spray sgrassante e/o di un riduttore di tensione superficiale.
Dopo aver preso l’impronta in silicone e colato poi un materiale di estrema precisione all’interno del calco così ottenuto,si ottiene il modello: nonché l’esatta riproduzione in positivo della situazione presente nella bocca del paziente.
Tale operazione viene chiamata sviluppo dell’impronta o colatura del modello.
Il modello viene utilizzato per vari sistemi i quali sono:
Sistema delle basi preformate,Sistema Pindex e Perni a spillo.
Sistema delle basi preformate:
Il procedimento seguito nel caso delle basi preformate,consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso da sviluppo la base preformata,ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale operazione permetterà in seguito la  scomposizione del modello,favorendo le successive lavorazioni.
Sistema Pindex::
Il sistema Pindex trova applicazione sia nel caso di impronte realizzate in idrocolloide ,sia di quelle realizzate in silicone. Tale metodica prevede la colatura parziale  dell’impronta,al fine di ottenere un modello a forma di ferro di cavallo. Dopo l’indurimento del gesso,il modello viene estratto dall’impronta e modificato per adattarlo a ricevere alcuni perni,che ne permetteranno la scomposizione. Questo procedimento va fatto con un specifico macchinario chiamato foragessi,che risulta la più indicata per garantire il parallelismo tra i perni. Mediante frese da gesso si rifinisce il modello,eliminando tutti i sottosqudri della base,poi si analizza con la foragessi. Vengono quindi fissati nei fori perni e ritenzioni utilizzando cemento-resina.  Completato l’indurimento della resina,si realizzano delle tacche destinate a garantire la stabilità del perno. Si provvede quindi al bordeggio  dell’arcata con preformati in cera,cui seguono l’isolamento con isolante gesso-gesso,l’inserimento della cera spia e infine la colatura dello zoccolo.
Perni a Spillo:
Fino a qualche anno fa il sistema dei perni a spillo  era il più utilizzato in fase di colatura:
Il perno era munito di uno spillo che ne permetteva a posizionatura al centro dell’impronta del moncone. L’eccessivo spessore della punta dello spillo poteva essere ridotto con una fresa. La notevole praticità del metodo,che permetteva lo sviluppo con tutti i materiali,non eliminava però il rischio producesse piccole deformazioni nell’impronta; pertanto si utilizzano come sostegno esterno,o stuzzicadenti o ponti di cera. Le ritenzioni per le parti non da sfilare erano realizzate utilizzando il gesso stesso. La colatura della base era preceduta da alcuni passaggi analoghi a quelli degli altri metodi,con la sola  differenza che,in questo caso,il modello a ferro di cavallo veniva lasciato nell’impronta,dato che i perni si trovavano gia inclusi nella struttura prima della colatura dello stesso.
Componente basilare delle lavorazioni odontotecniche,usato sia nella colatura dei modelli,sia in altre fasi di lavorazioni è il gesso. Esistono 4 tipi di gesso,classificati dall’ American Dental Association (A.D.A.) e sono:
Tipo 1:  Gessi teneri per impronte (o gesso di Parigi per impronte) costano poco,sono fragili,precisi e sono utilizzati per la rilevazione delle impronte della bocca del paziente.
Tipo 2: Gessi teneri per modelli (o gesso di Parigi per modelli) non sono molto resistenti,e  sono utilizzati nella realizzazione di modelli studio.
Tipo 3: Gessi duri per modelli sono abbastanza resistenti e sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale.
Tipo 4: Gessi extra duri per modelli sono molto precisi e duri,tanto da essere utilizzati nella realizzazione di monconi,cavità per intarsi..
La durezza del gesso è inversamente proporzionale alla quantità di acqua che viene aggiunta in fase di miscelazione.
In laboratorio,l’impasto viene preparato misurando e versando l’acqua in una scodella di gomma e spolverandovi sopra gradualmente la giusta quantità di gesso.
A scuola la miscelazione viene eseguita manualmente,con una spatola,sino ad ottenere un preparato pastoso e omogeneo(circa 60 secondi) ,aiutandosi con il vibratore. Ma per  evitare la formazione di bolle d’aria che potrebbero rendere inutilizzabile il modello,è consigliabile usare dei miscelatori automatici,grazie ai quali è possibile miscelare il gesso sotto vuoto,vale a dire in totale assenza di aria. La colatura del modello si effettua sul vibratore,e partendo dall’ultimo dente di una emiarcata,si fa raggiungere al gesso l’altro versante,molto lentamente.
Il tempo di presa del gesso dipende ovviamente dal rapporto acqua-polvere che si utilizza.
Dopo circa 45 minuti il gesso sarà completamente duro,e il modello deve essere estratto dall’impronta in silicone e rifinito mediante squadratura,utilizzando la squadramodelli.
La base del modello,chiamata zoccolo viene ridotta alle dimensioni desiderate.
Il limite per la squadratura è rappresentata dl fornice,che è la parte più profonda del bordo esterno.
A seconda della lavorazione richiesta,esistono due tipi di squadrature:
Squadratura alla Francese: Ideale per la protesi mobile. Consiste nel seguire simmetricamente l’andamento dell’arcata. Tale squadratura risulterà priva di spigoli.
Squadratura all’Americana: Ideale per la protesi fissa. Tale squadratura avrà una forma geometrica con spigoli presenti in punti prestabiliti.
Dopodiché con il seghetto sottile,si seziona il modello nelle sue parti utili. Si passa poi alla preparazione del moncone,che si effettua fresando con delle frese apposite,il moncone,per formare il colletto. Si mette poi la lacca spaziatrice (ne esistono di vari colori: blu,oro,rossa,opaca..) che creerà lo spazio per il cemento.
Una volta che lacca si sarà indurita (che può avvenire nel forno se la lacca è fotopolimerizzante) si creeranno le cappette. A scuola le abbiamo fatte utilizzando una macchina apposta per la realizzazione di quest’ ultime,che possono essere realizzate anche in cera fatte a mano. Le cappette fatte con la macchina sono di plastica dura,e per questo bisognerà rifinirle con le frese.
Il sistema che o utilizzato a scuola,è un Accutrack,una basetta preformata sezionata a monconi sfilabili.
Si passa quindi alla gessatura in articolatore.
Essendo una basetta,prima di posizionarlo sull’articolatore,abbiamo ricoperto di vaselina la base della basetta,applicando poi dei bottoni di plastica che permetteranno poi,una volta  indurito il gesso,di staccare e attaccare la basetta a nostro piacimento.
L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare.
La riproduzione meccanica degli articolatori si è andata perfezionando.
Prima gli articolatori possedevano solo le regolazioni dello spostamento laterale progressivo,oggi vi è la possibilità di regolare anche il tragitto dello spostamento laterale immediato.
Un articolatore deve saper registrare la distanza intercondilare,l’asse cerniera,la relazione centrica,i tragitti protusivi e retrusivi dei condili,i movimenti di Bennet (movimento di lateralità),l’esattezza della dimensione verticale,e l’inclinazione del piano occlusale rispetto al piano di Camper (che va dal condilo uditico alla spina nasale)
Gli articolatori si suddividono in 4 gruppi:
1) OCCLUSORI:
Riproducono solo il movimento di apertura e chiusura a cerniera. Hanno molte imperfezioni e numerosi limiti,non avendo un arresto stabile della dimensione verticale,sono abbandonati da tempo.
2) ARTICOLATORI A VALORE MEDIO:
Sono dotati di due branche trattenute da un elastico e da delle molle. Misurano il movimento di lateralità e la distanza intercondilare.
3) ARTICOLATORI SEMIREGOLABILI:
Riproducono la protusiva e i movimenti di lateralità,non durante tutto il tragitto dei movimenti,ma solo nei punti di partenza e di arrivo.
4) ARTICOLATORI A VALORE INDIVIDUALE:
Tipici articolatori in grado di ricevere il pantografo ed analizzare i pantogrammi dei vari movimenti nella loro completezza. Sono sicuramente gli articolatori più esatti.
I movimenti di protusione,retrusione,lateralità,innalzamento e quelli di abbassamento che un modello compie su un articolatore,in un paziente sono dati dall’ ATM,nonché dall’articolazione temporo mandibolare.
L’articolazione temporo mandibolare è l’articolazione più complessa del nostro corpo umano.
E’ dotata di ampia mobilità che impegna due strutture articolari: il condilo mandibolare e la cavità glenoidea del condilo temporale. Queste due strutture non avrebbero la possibilità di articolarsi se tra loro non fosse interposto il menisco,composto da tessuto fibroso ed elastico. Ha una forma di lente leggermente conca nel mezzo. L’osso mandibolare e temporale si articolano tra loro tramite il menisco. Le superfici delle ossa articolate sono mantenuti tra loro per mezzo di una capsula articolare. La capsula è inserita a livello dell’osso temporale,ed è dotata di legamenti mandibolare,sfeno mandibolare,stilo mandibolare e pterigomandibolare. E’ rivestita anche da un siero chiamato siero sinoviale,il cui compito è quello di tenere l’articolazione lubrificata e di proteggerla.
L’articolazione temporo mandibolare,è utile anche nella pronuncia di alcune lettere come la “R” “S” “T” “D”.
Anche l’ortodonzia è direttamente interessata da questioni di tipo fonetico,in quanto la malposizione dei gruppi frontali influenza negativamente la pronuncia di molti fonemi; pertanto nelle riabilitazioni della deglutizione di tipo infantile,nelle correzioni di seconda e terza classe,nei casi di malformazione del palato ecc,va sempre tenuto in considerazione il ripristino della corretta attività fonetica. Per questo esiste una classificazione,detta classificazione di Angle.
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi. Si riferisce ai soggetti dentali,che classifica nelle 3 classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
1) Prima classe:
La cupide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
2) Seconda classe:
La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3) Terza classe:
La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distamene al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
Finita la gessatura in articolatore si isola i monconi con isolante gesso-cera poi si può iniziare a modellare con la cera gli elementi mancanti.
Per rendere perfetta la masticazione,è opportuno usare delle cartine di masticazione,che appoggiate nella parte occlusale di ogni singolo dente,segna dove l’elemento “tocca”.
Le cere sono sostanze che diventano tenere e plastiche se riscaldate e induriscono se raffreddate.
Si usano per la modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo,per la modellazione di corone,intarsi,scheletrati,e per unire temporaneamente parti da saldare in un corpo unico.
Esistono vari tipi di cera,di diverso colore,utilizzo e proprietà.
Si dividono in cere naturali e artificiali. Quelle naturali sono suddivise in tre sottoclassi:
cere di origine minerale (paraffina,cere microcristalline,ozocherite,ceresina e cera montana)
cere di origine animale (cera d’api)
cere di origine vegetale (cera carnauba,candelilla,cera del giappone e burro di cacao).
Quelle artificiali invece,sono polimeri di polietilene e polimeri di glicoli etilenici.
Nella modellazione dei denti è di fondamentale importanza riprodurre la loro corretta morfologia. Non i deve trascurare,nella loro realizzazione neanche la più piccola ricostruzione: un solo ente,infatti,se realizzato in modo scorretto,può far insorgere,a carico dell’apparato masticatorio,patologie irreversibili,alcune delle quali possono nel tempo causare l’edentulia. In passato si usava realizzare la ricostruzione in cera dei denti modellandone sommariamente la superficie occlusale,e quando la cera non si era ancora solidificata,chiudendo l’articolatore,la modellazione veniva di conseguenza impressa dal dente antagonista. Ne risultava un lavoro esteticamente e anatomicamente poco corretto. In seguito furono realizzati nuovo sistemi di modellazione,basati su un apporto di cera più limitato e costante,detto goccia a goccia (quello che si utilizza tuttora). Praticamente la cera viene applicata in fasi successive ben definite.
Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica,giungendo alla realizzazione della zona occlusale. In seguito Lundeen perfezionò ulteriormente la sistematica di Payne variandola e aggiungendovi l’impiego di cere colorate ad ogni particolare anatomico.
Le tecniche di Lundeen e di Payne prevedono l’occlusione dente a due denti,cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti. P.K. Thomas  invece realizzò un occlusione tra singoli denti detta appunto  dente a dente.
Il metodo di Payne è indicato nelle protesizzazioni parziali. Il metodo di Thomas è invece consigliabile in tutti i casi di riabilitazioni fisse complete in antagonismo.
I manufatti modellati in cera,una volta ultimati,vengono trasformati in robusti e funzionali dispositvi metallici attraverso il procedimento della fusione.
Prima però,abbiamo realizzato una mascherina,utilizzando un po’ di silicone e del catalizzatore in gel,che permette al silicone di indurire,per prendere il calco della nostra modellazione in caso di malriuscita della fusione.
Il silicone va posizionato prima del completo indurimento,nelle superfici occlusali e linguali dei denti interessati.
Prima di passare a quella che sarà la preparazione della fusione,è necessario controllare che il modellato in cera mantenga,dopo la scavatura della faccia vestibolare(Weneer),uno spessore,in ogni sua parte,non inferiore ai 0,3 mm;in caso contrario si rischierebbe di ottenere una fusione non completa.
Nella parte del modellato scavata,vanno applicate,grazie ad una colla,delle palline ritentive.
Per permettere al metallo fuso di entrare nel calco di rivestimento,nel quale assumerà la forma definitiva,è indispensabile creare,nella massa del rivestimento,un percorso di ingresso detto canale di colata,attraverso il quale il metallo liquido possa scorrere,sino a raggiungere la forma lasciata dal modellato nel rivestimento.
Per ottenere tale canale di colata,il modellato in cera viene collegato alla sommità di un cono posto alla base chiamata tettarella o base conica del cilindro di fusione.
Il collegamento avviene unendo il modellato a spine di fusione,mandate o perni di colata,preformati plastici o in cera,e questi al cono.
Le spine di fusione,se correttamene posizionate sul cono,hanno la funzione di serbatoio di riserva del metallo liquido (nutrice),cedendo alla cavità lasciata dalla cera la quantità di metallo liquido necessaria a compensare la normale contrazione della lega in fase di solidificazione.
Il perno deve essere applicato nella parte più voluminosa del modellato,solo uno per ogni elemento dentario. Il volume complessivo delle masse destinate solamente alla colata,deve essere superiore al volume del modellato da fondere. L’angolo di inclinazione più favorevole per fissare il perno è di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale.
Prima di attaccare il tutto alla tettarella,il modellato,insieme alla spina di fusione,va pesato.
Per calcolare poi la quantità di metallo da utilizzare,si moltiplicherà il peso del modellato per il peso specifico della lega che si utilizzerà.
A scuola,noi abbiamo utilizzato un cilindro in metallo,che funge da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento.
Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi,il cilindro in metallo deve essere rivestito da uno strato cuscinetto realizzato con fogli di fibre ceramica.
I cilindri in metallo sono dotati di buona termosticità: le pareti metalliche consentono infatti,durante la fusione,il mantenimento della temperatura raggiunta in forno.
Esistono anche cilindri di plastica,silicone e gomma,che non possono ovviamente essere messi in forno,e svolgono la funzione di boxaggio durante le operazioni di colata e presa del rivestimento. Grazie alla loro elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Questi cilindri devono essere separati dalla massa refrattaria  appena terminata la fase di presa,e vengono utilizzati soltanto in combinazione con rivestimenti con elevato grado di durezza; si escludono dunque rivestimenti a legante gessoso..
Il pregio più evidente dei cilindri in materiale plastico,siliceo e gommoso è la comodità di uso,in quanto non necessitano della realizzazione dello strato cuscinetto sulle parete interne.
Una volta fissato il cilindro alla base conica,si applica uno spray o un liquido,chiamato riduttore di tensione superficiale (flux),che ha la funzione di agevolare lo scorrimento del rivestimento sulle pareti del modellato.
Il modellato deve essere posizionato correttamente all’interno del cilindro,con le nutrici nel centro termico,ossia la zona che raffredda per ultima. Esse potranno così sfruttare al massimo le temperature raggiunte dal nucleo.
Si passa poi alla colatura del rivestimento,colato con l’ausilio di un vibratore e di un miscelatore sottovuoto. Per un lavoro più accurato,si passa,prima di colare il rivestimento,piccole quantità di materiale sui dettagli del modellato con un pennellino. Il cilindro va poi messo in una pentola a pressione per circa 8 minuti. Questa procedura permette di ridurre a dimensioni trascurabili piccole inclusioni di aria,e quindi di bolle,eventualmente ancora presenti sulle superfici del modellato.
Nei rivestimenti che prevedono la miscelazione di un liquido apposito con acqua distillata,l’espansione può essere modificata,specie in funzione del metallo utilizzato,variando la proporzione tra acqua e liquido stesso.
Dopo l’indurimento,che generalmente dura un’ora,il rivestimento può essere rimosso dalla base.
Prima di essere posto in forno per il ciclo termico,è bene raschiare leggerete la sommità del cilindro per agevolare la fuoriuscita dei gas di fusione.
Per una corretta installazione del cilindro nella centrifuga,viene segnata sulla base del cilindro una tacca di riferimento,indicante il senso di centrifugazione.
Il cilindro viene posto nel forno e portato a 250° C. A tale temperatura rimane per circa un’ora,dopodiché,lentamente,viene portato a 650-750° C, e dopo un breve intervallo a questa temperatura,viene introdotto nell’apposito apparecchio per la fusione.
La temperatura prestabilita deve restare costante per il tempo necessario alla fusione della lega.
Esistono vari tipi di fusione:
FUSIONE CON CANNELLO E CENTRIFUGA:
Questo sistema di fusione prevede il riscaldamento della lega tramite cannello,in un crogiuolo di materiale refrattario. Si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo in ceramica contenente il metallo. Quest’ultimo viene riscaldato con il cannello fino alla fusione. Quando la lega è completamente allo stato liquido,il cilindro deve essere estratto dal forno ed appoggiato sull’apposito supporto: la staffa della centrifuga. Si avvicina quindi immediatamente il crogiuolo al cilindro,e si avvia la centrifugazione.
Una volta che il metallo si sia perfettamente raffreddato,si può procedere alla rimozione del rivestimento dal manufatto metallico.
La fusione metallica viene dapprima decapata con appositi Sali,quindi ripulita mediante spazzolini di vetro o lievissima sabbiatura. Si stacca quindi la materozza con un disco separatore,e si colloca la fusione sul modello in gesso.
Eventuali imperfezioni od ostacoli alla corretta inserzione del pezzo fuso possono essere evidenziati con matite di cera,appositi spray o vernici,così da facilitarne l’individuazione durante la fase di rifinitura. A al fine si distribuisce sul gesso dei monconi il materiale di controllo,e la fusione viene calzata sino l punto di frizione che ne impedisce il completo inserimento.
Per evitare il deterioramento del modellato originale,le operazioni finali,come la verifica delle chiusure,la gommatura e la lucidatura con spazzolini e paste lucidanti,possono essere eseguite su un duplicato del modello di lavoro,facilmente ottenibile ricolando l’impronta fornita  dal clinico.
In odontotecnica si definisce saldatura o saldo-brasatura la congiunzione di due porzioni metalliche,riscaldate con la fiamma di un cannello ed unite tramite l’apporto di saldame,una lega leggermente diversa da quella di cui sono composti i pezzi da saldare.
Ovviamente il saldame deve fondere a temperatura più bassa rispetto all’altra lega. La saldatura di due o più parti mediante la procedura comunemente definita “a cannello”,si esegue quando le fusioni non sono state realizzate in un unico blocco,ma in più parti.

PROVVISORI DI PROTESI FISSA IN RESINA

Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea,atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamneto del dispositivo protesico definitivo.
Il provvisorio infatti ha funzione diagnostica,può offrire al tecnico varie soluzioni estetiche e funzionali,ripristinano la corretta funzione di disclusione dei denti anteriori,salvaguardia i denti limati,e protegge i tessuti molli dai carichi masticatori.
Esistono tre tipi di provvisori fisso:
Provvisorio immediato:
Realizzato dal tecnico su un modello ottenuto da un impronta rilevata dal clinico prima della preparazione dee monconi. Tale tipo di provvisorio permette al medico di disporre di una protesi da applicare al termine della seduta di preparazione dei denti pilastro.
Provvisorio tradizionale:
Realizzato su un modello ottenuto da un’impronta dei denti gia preparati.
Provvisorio armato:
Dispositivo protesico temporaneo,anch’esso ottenuto da un’impronta di denti preparati,ma dotato a differenza del tradizionale,di un rinforzo metallico fuso che gli permette di stazionare a lungo nella bocca senza rompersi o deteriorarsi.
Per la realizzazione di un provvisorio in resina gli elementi vengono modellati ricercandone in modo particolare la simmetria. Per favorire la successiva zeppatura della resina e garantire un omogeneo ed idoneo spessore dei colletti,questi vengono modellati con dimensione leggermente superiore alla norma..
Sui denti viene quindi realizzata una mascherina in silicone.
Eliminata la cera con immersione in acqua bollente,l’impronta viene separata dal modello ed entrambi vengono sgrassati tramite vaporizzatrice.
Si lima poi i denti quanto basta a garantire la deposizione di un sottile strato di resina.
Per estrarre il provvisorio senza deteriorare il modello sottostante,la superficie dei monconi viene rivestita,specie nelle zone di sottosquadro,da un sottile strato di cera bianca (perché non lascia depositi di colore).
Si isola il modello con isolante gesso-resina (uniful).
La stratificazione delle masse colletto,dentina e smalto,avviene in un’unica stesura con una sola cottura. La massa smalto viene quindi depositata nelle zone vestibolari della mascherina,si colloca poi la massa colletto nelle zone cervicali,aumentandone la quantità nella zona dei canini.. La mascherina viene infine zeppata di massa dentina,poi si prende la mascherina e la si riposiziona sul modello e la si comprime bene facendola aderire perfettamente. Si cuoce il tutto con i sistemi indicati dal produttore della resina. Ultimata la cottura la mascherina può essere rimossa,e levato il provvisorio dal modello,si possono vaporizzare entrambi. Si rifinisce con apposite frese,e se in alcuni punti manca della resina si fa l’aggiunta. Una volta finito la rifinitura,tramite la lucidatrice,il provvisorio viene lucidato,prima con pomice in polvere miscelata con acqua,successivamente con apposito lucidante. Infine viene simulata la gengiva con apposita cera rosa.

Esperienza in alternanza scuola e lavoro:
Introduzione:

L’obbiettivo finale del programma di terza,inerente al laboratorio di odontotecnica è la costruzione di una protesi fissa.
Il tempo complessivo per il lavoro è stato suddiviso in due fasi:
Le prime due settimane,dal 7 Gennaio al 14,e dal 2 Febbraio al 10.
Il primo giorno non abbiamo iniziato il lavoro,ma ci hanno fatto ambientare,spiegandoci le varie regole e gli orari da rispettare. Finalmente il giorno dopo sono arrivate le impronte in silicone,dove abbiamo sviluppato con gesso giallo tipo 3 e acqua,il modello necessario per la realizzazione del lavoro..
L’impasto per la realizzazione del modello,lo abbiamo effettuato a mano e non con il miscelatore sottovuoto. Finita la colatura ed atteso 45 minuti,abbiamo estratto il modello dall’impronta e lo abbiamo rifinito mediante squadramodelli,utilizzando la squadratura alla francese.
Come metodo di lavoro abbiamo utilizzato le basette preformate Accutrack,come a scuola.
Non abbiamo gessato il lavoro su un articolatore.
Dopodiché abbiamo separato i monconi con il seghetto e utilizzando poi delle frese apposite,abbiamo preparato ogni singolo moncone.
Applicata la lacca spaziatrice e dopo aver isolato abbiamo creato la cappette a mano con cera rosa,e il resto della modellazione con cera grigia.
Terminata la modellazione siamo passate alla chiusura dei bordi utilizzando degli ingrandenti. La cera nei bordi deve essere ben colata perché senò si creano delle crepe.
Dopo aver realizzato una mascherina in silicone,abbiamo realizzato una corona weneer,attaccando palline ritentive e perni di colata. Pesato e calcolato la quantità di lega da utilizzare abbiamo posizionato il modellato sulla tettarella e abbiamo spruzzato del riduttore di tensione superficiale (flux).
Come cilindro abbiamo usato quello in metallo,e come a scuola abbiamo dovuto inserire lo strato cuscinetto.
Dopo aver preparato il rivestimento con il miscelatore sottovuoto e completato l’indurimento,il cilindro va messo per 8 minuti in una pentola a pressione,per ridurre il rischio di bolle d’aria.
Va poi inserito in forno a temperatura di 250° poi lentamente andrà verso i 750° C.
Il tipo di fusione che abbiamo utilizzato noi è quella a centrifuga.
Una volta ultimata la fusione e completato il riscaldamento si tira fuori il lavoro dal rivestimento e si sabbia,poi si separa la materozza con un disco separatore e si colloca la fusione sul modello in gesso.
Se esistono imperfezioni si eliminano con la fresa. S i verificano le chiusure,poi si passa alla gommatura e lucidatura.
Nella parte vestibolare si stende poi uno strato opaco ,che ha la funzione di evitare che la resina subisca variazioni cromatiche.
Indurito l’opaco si inizia a modellare con la resina la massa colletto e la massa dentina,creando delle pigmentazioni con dei colori intensivi. Infine si applica la massa smalto e si creano gli effetti cromatici necessari a rendere naturale il rivestimento estetico.
Avendo utilizzato una resina monopasta con polimerizzazione a caldo,abbiamo dovuto fare due cotture.
Si rifinisce il tutto un’alta volta con delle frese apposite.
Poi il modellato verrà lucidato con appositi gommini e paste lucidanti,fino a raggiungere un buon grado di brillantezza.
Questa esperienza mi è veramente piaciuta.
La rifarei perché è stata molto utile perché oltre a migliorare manualmente durante le settimane passate in laboratorio ho visto tecniche e macchinari di cui non sapevo nemmeno l’esistenza.

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